Psicoterapia

Psicoterapia psicoanalitica delle psicosi e degli stati al limite

Nel trattamento del paziente psicotico o borderline, il primo scopo è quello di migliorare il suo mondo delle rappresentazioni oggettuali e del sé. In tale ottica la psicoterapia intensiva orientata psicoanaliticamente appare il mezzo più adeguato al raggiungimento di tale scopo. La terapia farmacologica, in molti casi necessaria, non sostituisce la psicoterapia. I farmaci antipsicotici possono modificare i sintomi più evidenti (terrore, confusione, allucinazioni ….) ma non modificano il mondo delle rappresentazioni oggettuali e del sé del paziente. Di conseguenza, se usati da soli, portano ad una riduzione temporanea dei sintomi, che si ripresentano puntualmente dopo un certo lasso di tempo. In teoria, con la psicoterapia intensiva orientata psicoanaliticamente l’obiettivo che si intende raggiungere è lo stesso della psicoanalisi, vale a dire mettere il paziente in condizione di comprendere e risolvere i propri conflitti in una prospettiva evolutiva e successivamente cambiare il suo mondo delle rappresentazioni oggettuali e del sé. Su piano della pratica clinica le due forme di trattamento sono differenti. Mentre la psicoanalisi si affida principalmente all’ interpretazione delle manifestazioni di transfert e richiede che il paziente si sdrai preferibilmente sul lettino e faccia delle libere associazioni, la psicoterapia intensiva orientata psicoanaliticamente dà spazio a diversi parametri: può esonerare dall’uso del lettino, dalla libera associazione e, se necessario anche dall’interpretazione di transfert, almeno nella prima fase del trattamento.

La differenza genetica più importante tra le nevrosi e le psicosi è che la nevrosi sarebbe l’effetto di un conflitto tra l’Io e il suo Es, mentre la psicosi rappresenterebbe l’analogo esito di un perturbamento simile nei rapporti tra Io e mondo esterno.
Sigmund Freud

Psicoterapia psicoanalitica espressiva

La psicoterapia espressiva è una modalità psicoterapeutica ad orientamento psicodinamico che promuove l’utilizzo integrato del codice espressivo/comunicativo verbale e preverbale valorizzando, in particolare, gli strumenti e le tecniche d’intervento specifiche dell’arte o della danza. Le espressioni artistiche, attraverso la produzione grafico-pittorica o il movimento corporeo, ci offrono strutture prelogiche per sviluppare capacità simboliche e lingue adatte a comunicare esperienze interiori. I processi ed i prodotti estetici, motori o grafici, sono un alfabeto arcaico e l’esperienza creativa è fin dall’inizio, o fin da nuovi inizi resi necessari dalle vicissitudini del disagio psichico, un dialogo possibile. Giocare con la produzione di immagini e/o coreografie corporee, può aiutare a riprendere il filo di un discorso, talora sospeso o spezzato. La ricchezza, la complessità e l’intensità dei codici espressivi non verbali facilita l’accesso, in senso trasformativo, dalla dimensione del significante a quella dei suoi possibili significati. Nella psicoterapia espressiva si attivano processi e stili comunicativi collegati ai potenziali creativi primari; si intrecciano, in forme e modi variegati a seconda dei momenti, prove di dialogo diretto tra mondo interno del paziente e del terapeuta.

Quando il dolore è così intenso da non avere più accesso alla coscienza, quando i pensieri sono così dispersi da non essere più comprensibili ai propri simili, quando i contatti più vitali con il mondo sono recisi, neppure allora lo spirito dell’uomo soccombe e il bisogno di creare può persistere …

S. Arieti

Psicoterapia di sostegno

Il sostegno psicologico è una delle attività dello psicologo che ha come scopo quello di alleviare i disagi psicologici del proprio paziente. Mediante questa tecnica, lo psicologo crea una relazione empatica con la persona, cercando di interagire, ascoltare e dialogare. Il suo obiettivo è di agevolare l’espressione delle dinamiche interne e delle emozioni dell’individuo, aiutandolo a comprenderle. Il sostegno psicologico, nella maggior parte dei casi, è utile non solo per la persona che vive il disagio, ma anche per quelle a lui vicino e più o meno direttamente coinvolte, come la famiglia, i figli, gli amici e il partner.

Le emozioni inespresse non moriranno mai. Sono sepolte vive e usciranno più avanti in un modo peggiore.
Sigmund Freud

Psicoterapia di soggetti abusati e maltrattati

L’abuso o il maltrattamento di bambini e adolescenti è rappresentato da tutte le forme di cattivo trattamento fisico e/o affettivo, abuso sessuale, incuria o trattamento negligente, nonché sfruttamento sessuale o di altro genere, che provocano un danno reale o potenziale alla salute, alla sopravvivenza, allo sviluppo o alla dignità del bambino, nell’ambito di una relazione di responsabilità, fiducia o potere. Oltre ai maltrattamenti verso minori vi sono spesso comportamenti e atteggiamenti violenti nei confronti di donne o di soggetti deboli (disabili, anziani, ammalati…). Il maltrattamento può essere fisico, morale, psicologico, economico e via dicendo. Certamente gli autori delle violenze vanno denunciati, ma è necessario che la vittima sia protetta e rinforzata in modo da poter gestire ciò che alla denuncia fa seguito e che è anch’esso doloroso e stressante. Non basta poi che la situazione in cui i maltrattamenti si sono svolti finisca: occorre un’elaborazione dei vissuti relativi alla condizione subita, in modo da ripristinare una sana autostima e da aumentare la consapevolezza di sé e del proprio diritto al rispetto nelle relazioni personali e sociali.

La violenza non è forza ma debolezza, né mai può essere creatrice di cosa alcuna ma soltanto distruggitrice.
Benedetto Croce

Trattamento dei problemi adolescenziali

L’adolescenza è uno dei periodi più difficili da affrontare nel corso della propria vita perché a partire da questo momento si devono abbandonare completamente le abitudini di bambino o bambina e iniziare a diventare più responsabili cominciando ad affrontare i problemi di tutti i giorni. In questa fase si incontrano svariate problematiche, alcune comuni alla maggioranza dei ragazzi, altri meno comuni. Alcuni tra i più noti sono la tendenza alla ribellione, il rischio di essere attirati da compagnie pericolose, poca voglia di andare a scuola, la possibilità di imbattersi in situazioni di bullismo, il disorientamento legato alla maturazione fisica e sessuale, i primi rapporti sentimentali, la bassa autostima legata alla crisi d’identità che è fisiologica, una tendenza all’ansia e alla depressione, la diffusione di comportamenti autolesionistici, i disturbi dell’alimentazione.

I due grandi problemi dell’adolescenza sono: trovarsi un posto nella società e, allo stesso tempo, trovare se stessi.
Bruno Bettelheim

Psicoterapia psicoanalitica del post-partum e del post-aborto e della psicosi puerperale

Si crede erroneamente che la maternità debba essere sempre un momento facile e naturale per la donna che lo vive, come mangiare e dormire, che la maternità debba comportare esclusivamente gioia e serenità, che le madri debbano essere sempre felici di dedicarsi completamente ed esclusivamente ai loro bambini, che un disturbo dell’umore dopo il parto sia quindi segno di debolezza e non un vero e proprio disturbo. In realtà, la maternità, anche quando non complicata, comporta un nuovo ruolo che va appreso progressivamente, e che come qualunque altro cambiamento comporta sempre un’elevata quota di stress.

Nel post partum circa l’85% delle donne manifesta un qualche tipo di disturbo dell’umore. Per la maggior parte i sintomi sono lievi, di breve durata e si risolvono spontaneamente; il 15-20% delle donne sviluppa invece sintomi più significativi di depressione o ansia.

Nel Baby Blues si verifica una condizione di estrema stanchezza fisica della neo mamma legata sia alle fatiche del parto, sia al repentino cambiamento ormonale, sia allo stress vissuto nel travaglio e nel momento proprio del parto che predispone ad uno stato di stanchezza e di difficoltà nel relazionarsi con il proprio partner e con i familiari.

Con il termine “depressione post partum” viene indicata la vera forma depressiva che si manifesta dopo il parto e che può mantenersi per circa 6-7 mesi inalterata se non si interviene in modo appropriato. L’intensità di questa sintomatologia può variare da un lieve disagio nel gestire i rapporti all’interno del proprio nucleo familiare ad una totale difficoltà nell’affrontare gli eventi più banali legati o no alla maternità. In questi casi la madre va seguita attentamente sia dal medico sia dai familiari in quanto i mesi dopo il parto sono molto delicati per la madre e per il bambino.

La psicosi puerperale è la manifestazione più grave della depressione post partum: si tratta, infatti, di una forma grave di psicosi con un’incidenza stimata intorno all’ 0.2%.

I sintomi compaiono nell’arco di 15 – 20 giorni in tutta la loro gravità e fra i principali abbiamo allucinazioni visive ed uditive associate ad uno stato delirante e più volte di tipo maniacale. Le neo mamme in questi casi sono totalmente incapaci di affrontare la vita quotidiana e di accudire il proprio bambino.

In questi casi è assolutamente necessario l’intervento psicoterapico e spesso anche farmacologico.

La Sindrome Post Aborto (PAS) è studiata già da molto tempo negli Stati Uniti. Si afferma che il 62% delle donne che hanno effettuato interruzioni volontarie della gravidanza soffre di questa sindrome con conseguenze psico-fisiche anche gravi. Le più ricorrenti conseguenze psicologiche nel post aborto sono quelle tipiche del disturbo post traumatico da stress: il senso di colpa in primis, mai assente, in forma palese o nascosta; il rancore, con sentimenti di ostilità e addirittura di odio, per coloro che hanno contribuito alla scelta abortiva, con eventuali gravi ripercussioni sulle relazioni di coppia. Sono frequentemente presenti ansia, angoscia, tristezza, senso di vuoto. Ci sono infine forme di autopunizione, come il ricorso a dipendenze da alcool o da droghe, l’autolesionismo e la drastica perdita di autostima, i pensieri e talora i tentativi) di suicidio, spesso legati a date speciali, come l’anniversario dell’aborto o della data presunta del parto, fino alla ripetizione dell’aborto stesso.