Un buon genitore è come la mamma “sufficientemente buona” descritta da Winnicott, che non si preoccupa solo di fornire le cure materiali al suo bambino. Essa, infatti, deve anche soddisfare i suoi bisogni di relazione; ed è come il “genitore quasi perfetto” di cui parla Bettelheim. Genitore che commette errori perché non è umanamente infallibile, ma che ha la possibilità di riconoscerli. Può sempre cercare di utilizzare l’esperienza legata ad essi per crescere e migliorare nella gestione del suo ruolo.

La buona madre non si affanna quando il bambino esprime le proprie angosce, potendo riconoscere in questo modo le emozioni del figlio, aiutandolo a pacificarsi con esse.

Ma spesso i genitori non sono “sufficientemente buoni”. In molti di essi lo sguardo e il pensiero verso il figlio sembrano essere fermi, o assenti, e al loro posto si crea una sorta di vuoto, di buco nel vissuto del bambino.

Le assenze

Questa “assenza” del genitore, emotiva, affettiva, come anche la sua presenza narcisistica, inadeguata, incostante o incoerente, creano nel figlio delle ferite che si manifestano in varie modalità. Vanno comprese in un quadro di ipotesi diagnostica la costruzione del quale non serve come esercizio tecnico di schedatura, ma che rappresenta il momento fondamentale per la costruzione di un progetto terapeutico.

L’”assenza” di un genitore può creare nel figlio dei “fantasmi” riguardanti la sua storia, le sue relazioni familiari, la sessualità, e così via.

La madre affettivamente assente può essere una madre depressa, e per il recupero della sua presenza il figlio investe le sue energie con le risorse che ha a disposizione.

Riuscire ad accettare le assenze del genitore cercando di comprenderne il significato ed elaborando il lutto relativo ad esse rappresenta una possibile chiave di intervento psicoterapico. Riuscire a riconoscere nella propria storia i segni della presenza o dell’assenza permette di ripensare ad una relazione imperfetta e dolorosa, ma esistente.

Questa azione può costituire la base, il fondamento per un reale lavoro di cura delle ferite legate alla propria storia, in un paziente, delicato e tenero percorso verso la guarigione.

Alla ricerca delle origini delle proprie ferite
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