La crisi delle relazioni familiari

Il declino del matrimonio e la diffusione di una molteplicità di tipologie familiari sono degli evidenti indicatori dei cambiamenti nel modo di concepire la famiglia. A partire dalla seconda metà degli anni Sessanta si è andata manifestando una crescente disaffezione nei confronti della famiglia tradizionale, fondata sul matrimonio, sulla nascita di più figli e si una rigida distinzione dei ruoli: all’uomo il ruolo di leader che mantiene la famiglia, assicura le relazioni con l’esterno, fa rispettare le regole all’interno del nucleo, e alla donna quello inerente la gestione dell’elemento affettivo, con il mantenimento della coesione tra i membri, la promozione del senso di solidarietà familiare e la cura della casa.

Dalla metà degli anni Sessanta, quindi, si è assistito alla nascita della famiglia post-moderna, con il venir meno, da un lato, della coincidenza tra amore e matrimonio, e, dall’altro, la fragilità e instabilità determinate dal prevalere della logica affettiva nell’istituzione matrimoniale. All’interno della famiglia, le relazioni di coppia sono diventate più flessibili e simmetriche, quelle tra genitori e figli più “democratiche”.

La crisi dell’istituzione familiare trova conferma in diversi fenomeni demografici, quali il calo e il ritardo dei matrimoni, l’aumento delle famiglie di fatto, l’aumento di separazioni e divorzi, l’aumento delle famiglie ricostituite, l’aumento delle famiglie unipersonali, il calo delle nascite e l’aumento delle nascite al di fuori del matrimonio.

Inoltre, sembra non esserci più coincidenza tra la famiglia intesa come l’insieme delle relazioni affettive più strette e la famiglia intesa come residenza condivisa, una casa dove si vive assieme.

In realtà, anche nel passato esisteva una pluralità di forme di famiglia: eventi come la morte precoce di uno dei coniugi e l’emigrazione avevano dato origine ad un gran numero di famiglie con un solo genitore, o formate da una sola persona, e anche di famiglie ricostituite. Tuttavia, anche se la famiglia del passato era molto più precaria di quella attuale, l’instabilità e molteplicità di forme a cui dava luogo traevano origine da eventi ineluttabili o involontari, che non mettevano in discussione il matrimonio come istituzione. Nella società contemporanea, invece, l’instabilità e pluralità delle famiglie spesso derivano da una scelta volontaria delle persone coinvolte ed esprimono un rifiuto crescente del matrimonio.

Questi cambiamenti sono certamente correlabili all’industrializzazione avanzata, alla civiltà urbana, all’ingresso di massa delle donne nel mercato del lavoro, al declino dei valori religiosi tradizionali, all’affermazione di un crescente individualismo e ad un’idealizzazione del rapporto di amore.

Oggi gli individui, specialmente nei ceti medio-alti maggiormente scolarizzati, tendono a privilegiare la realizzazione personale rispetto agli ideali sociali, dando la priorità ai bisogni individuali rispetto a quelli del gruppo di appartenenza.

La considerevole crescita delle opportunità lavorative per le donne e il loro impegno fuori casa hanno provocato tensioni nella coppia rompendo gli schemi tradizionali secondo i quali la moglie si occupa dei figli, del marito e della casa, mentre il coniuge provvede al mantenimento della famiglia. Quando le donne acquisiscono maggiore potere economico, culturale e psicologico, sono più propense a porre termine a matrimoni o convivenze insoddisfacenti in quanto hanno un maggiore potere contrattuale e dipendono meno dal marito. Inoltre, il mutamento dei ruoli maschile e femminile non ha interessato solo l’ambito lavorativo ed economico, ma anche quello della gestione della sessualità e della riproduzione. Circa un terzo delle coppie attribuisce a problemi sessuali la causa del fallimento della propria unione.

La famiglia è un fenomeno al tempo stesso biologico e sociale che deve essere considerato all’interno dei mutamenti politici e culturali di una società. Non parliamo più quindi di famiglia, ma di tipi di famiglie.

Secondo la visione sistemica una funzione fondamentale del sistema familiare è quella di trattare con l’ambiente allo scopo di garantire la sopravvivenza di questo. Ogni sistema sociale deve quindi essere capace non solo di mantenere l’equilibrio al suo interno e con l’esterno, ma deve anche essere capace di cambiare per essere funzionale alla sopravvivenza del contesto.

Possono quindi esistere famiglie tradizionali, famiglie monogenitoriali e famiglie ricostituite, possono essere gruppi domestici oppure famiglie allargate, e possono, ancora, esservi famiglie che si formano da coppie etero- oppure omosessuali.

Nonostante tutto ciò, mentre a livello di comportamento, di valori concreti e di prassi sociale la struttura familiare ha subito notevoli trasformazioni, a livello di percezione sociale l’immagine della famiglia sembra essere rimasta immutata e immutabile. Le persone, nella vita quotidiana, divorziano, convivono, si risposano …. ma, quando pensano alla famiglia, se la rappresentano ancora come la famiglia patriarcale, la famiglia indissolubile, rifugio sicuro e perno della societ, rassicurante perché stabile e duratura.

La famiglia continua ad avere un valore di sopravvivenza, di protezione e di stabilità, fattori questi che, almeno a livello di rappresentazione, sono nettamente privilegiati rispetto al fattore “cambiamento”.

Dicevo che si è progressivamente affermata, a partire dagli anni Sessanta, non solo la separazione tra sessualità e procreazione, ma anche tra sessualità e matrimonio. Da un lato non è più il matrimonio ad autorizzare la sessualità della coppia, poiché l’età di inizio della vita sessuale si è abbassata fino agli anni dell’adolescenza, dall’altro non basta più la procreazione per dare luogo al matrimonio.

Attualmente è l’amore, o meglio l’innamoramento, a legittimare la sessualità. Gli attuali rapporti di coppia  si caratterizzano per la loro negoziabilità e reversibilità. Il matrimonio attuale prevede che non vi sia un elemento fusionale, ma che venga mantenuta la dualità. Il matrimonio non si fonda più sull’ethos del sacrificio e dell’aiuto reciproco, bensì sulla spontaneità degli affetti, sull’idealizzazione di un innamoramento infinito e su un’ideale simmetria tra i sessi. La coppia rifiuta di fare una scelta definitiva e vincolante per tutta la vita, perché ciò annullerebbe quello spazio di flessibilità e di libertà in cui viene simboleggiata la propria soggettività.

Ora, bisogna prendere atto che la famiglia perfetta non esiste, è un’illusione. Quando nello stare insieme interviene un momento di crisi, dovrebbe essere considerata la possibilità di un superamento delle difficoltà attraverso l’identificazione delle cause che le hanno determinate e la ricerca di un nuovo equilibrio, che implica la necessità di un cambiamento nelle dinamiche relazionali. Quando questo avviene, e compare il “senso del noi”, la famiglia comincia a stabilizzarsi. Ci si rende conto che i conflitti non devono essere negati, ma considerati come un’opportunità per imparare qualcosa di nuovo su di sé, sugli altri, e sul proprio sistema familiare. Si impara ad accettarsi l’un l’altro e a compiere delle rinunce per far funzionare il gruppo. Si ha il coraggio di rivelare i propri sentimenti, le proprie differenze, si cercano soluzioni e possibilità per ripristinare il benessere di tutti. Ciò è possibile anche attraverso l’impegno in cui ogni membro del gruppo si trova a dover fare delle scelte, a doversi assumere delle responsabilità.

In sintesi, possiamo identificare tre concetti su cui si fonda una famiglia “normale”:

  1. nel corso del tempo la famiglia si trasforma e contemporaneamente si deve adattare e ristrutturare per continuare a funzionare;
  2. la famiglia è una struttura che può essere vista solo in movimento. La forza del sistema dipende dalla sua capacità di mettere in moto modelli transazionali alternativi nel caso in cui le condizioni interne ed esterne della famiglia ne richiedano la ristrutturazione;
  3. una famiglia si adatta alla tensione in modo da mantenere all’interno una sua continuità anche se deve essere sempre possibile una sua ristrutturazione. Se una famiglia mantiene degli schemi rigidi e non è capace di adattarsi alla tensione e di gestirla, insorgono modelli disfunzionali di relazione e anche di patologia relazionale.

Ciò che differenzia la famiglia dagli altri gruppi è che questa presenta un passato, un presente e si proietta nel futuro. In effetti, da un lato una famiglia appena costituita si situa nell’intersezione di due storie familiari, quelle delle rispettive famiglie d’origine dei due coniugi, che affondano le loro radici nel passato; dall’altro, si proietta nel futuro con un progetto, fatto di aspettative, programmi, desideri, scadenze.

Il tempo segna la mappa del ciclo di vita individuale e familiare, al di là del puro elemento cronologico, e comporta una profonda intercorrelazione tra il tempo biologico, quello storico e quello sociale.

Nell’evoluzione spazio-temporale di un sistema familiare si possono individuare delle tappe evolutive, più o meno prevedibili, contrassegnate da particolari eventi significativi (nascite, morti, separazioni, unioni, arrivo e partenza di membri), eventi che comportano dei cambiamenti strutturali della famiglia.

Gli individui sviluppano una mappa mentale del ciclo vitale, si aspettano che certi avvenimenti accadano in certi periodi e introiettano dentro di sé una sorta di orologio sociale e delle norme culturali che dicano loro se sono in tempo o fuori tempo, se il loro comportamento in vari periodi della vita è adatto o meno alla loro età. Per ogni fase del ciclo la famiglia si trova a dover svolgere determinati compiti evolutivi, sia in base a delle richieste interne, da parte dei membri del gruppo, sia in base a delle esigenze esterne, da parte del contesto socio-culturale in cui il gruppo è inserito. Nella gran parte dei casi, gli eventi del ciclo vitale sono vissuti come traumatici se si verificano in posizione sfalsata rispetto alla successione attesa. Quindi, in maggiori fattori di stress, nell’arco della vita, consistono nell’accadere di eventi che alterano la sequenza o il ritmo del ciclo. La famiglia, nel valutare la sua collocazione “nel tempo” o “fuori tempo” rispetto al ciclo vitale, si riferisce anche alla propria storia. Essa si percepisce “fuori tempo” non solo in rapporto a parametri fissi come l’età dei membri, o gli archi di tempo in cui ci si aspetta che si verifichi un dato evento, ma anche in base ai propri vissuti che conferiscono un carattere originale alla visione temporale della famiglia.

Durante il periodo di transizione da una fase all’altra del ciclo vitale, che comporta uno stato di confusione e di disorganizzazione, si scontrano due opposte tendenze: da una parte una tendenza alla regressione verso situazioni note e familiari che promettono maggiore stabilità e sicurezza; dall’altra l’aspettativa della conquista di nuove possibilità che si prospettano ricche di potenzialità positive.

Il processo evolutivo della famiglia comporta dunque sia un progressivo avanzamento nel tempo verso nuovi stadi di sviluppo e di crescita, sia un recupero all’indietro finalizzato all’integrazione del nuovo con il vecchio, del futuro con il vissuto e l’esperienza passata. Lo sviluppo della famiglia passa necessariamente attraverso il superamento di crisi indotte da eventi critici.

Si possono distinguere due tipi principali di eventi: quelli normativi, che sono prevedibili, e quelli paranormativi, imprevedibili.

Gli eventi normativi sono legati alle fasi del ciclo vitale, ricorrono nella grande maggioranza delle famiglie unite e sono strettamente connessi con le funzioni procreativa e di allevamento dei figli. Di questi fanno parte:

  • il matrimonio
  • la nascita dei figli
  • l’entrata a scuola dei figli
  • l’adolescenza dei figli
  • l’entrata dei figli nell’età adulta
  • la nascita dei nipoti
  • il pensionamento
  • la vecchiaia

Gli eventi paranormativi sono imprevedibili e vengono ad intrecciarsi ai primi alterando il normale procedere del percorso evolutivo familiare. Tra questi:

  • l’aborto
  • la separazione e il divorzio
  • la malattia, la disabilità o la morte precoce di un membro del gruppo
  • il cambiamento abitativo
  • il cambiamento della condizione economica della famiglia.

La concomitanza di un insieme di elementi stressanti o il loro verificarsi in posizione sfalsata rispetto all’atteso corso della vita aumentano la vulnerabilità della famiglia e riducono la sua capacità rigenerativa.

Quando esaminiamo i cambiamenti attuali nella famiglia, notiamo una diminuzione dell’autorità del padre verso i figli e del marito verso la moglie. Questi effetti sembrano legati al problema del dominio che crea un’amalgama tra autorità e autoritarismo, tra liberalizzazione e laisser-faire, tra affetto e arbitrarietà.

La denatalità potrebbe essere legata all’emancipazione femminile? Coincide curiosamente con l’introduzione degli anticoncezionali e dell’accesso massivo della donna nel mercato del lavoro. Oggi in Europa il tasso di nascite non permette il rinnovo delle generazioni.

Il confronto tra i generi prende vie poco frequentate fino ad ora, arrivando a violenze tra coniugi a livelli e gravità allarmanti.

Levy-Strauss sottolineava che nelle società cosiddette primitive e anche nelle altre, le differenze tra i generi fanno sì che i compiti dell’uomo e della donna siano differenziati al punto che nessuno possa realizzare quei compiti che sono assegnati al genere opposto. Tuttavia, il governo del focolare e di tutto il resto è a carico dell’uomo.

Forse questa divisione del lavoro attualmente si è persa, ma rimangono altre differenze che fortunatamente permettono di mantenere una tensione creativa tra i generi. Le differenze non esistono per alimentare il dominio dell’uno sull’altro, bensì per generare un movimento dell’uno verso l’altro, in comportamenti di reciproco avvicinamento, allo stesso tempo che negli affetti e nelle fantasie. In una famiglia c’è molto da fare, conviene che i compiti siano complementari.

Un altro elemento che si aggiunge a quanto detto finora, è l’isolamento della famiglia nucleare, lontano dalle famiglie d’origine. La famiglia si percepisce quindi anche come sradicata dalle propie origini, dalle sue tradizioni familiari, culturali; i genitori negano l’importanza della trasmissione dei valori, dei principi, dei vissuti che appartengono alla loro storia transgenerazionale mentre in passato questa trasmissione era parte dell’educazione dei bambini e alimentava la loro identità. Di conseguenza, i genitori sono disorientati sul miglior modo di avere autorità sui figli.

I genitori sono confusi. Come reazione, gli scambi nella famiglia diventano quasi unicamente funzionali; si pensa solo ai fatti, solo a quello che è necessario fare; si dedica molto meno tempo allo scambio e al parlare di sé, a divertirsi e a giocare insieme, a condividere momenti di ozio.

Ci troviamo davanti ad una carenza di autorità del padre, così come della madre.

Il mondo domestico soffre di un deficit della stima di sé.


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