La genitorialità

Durante la gravidanza avvengono molti cambiamenti dovuti al processo di maternità e a quello di maternalità: secondo la definizione di Racamier, il primo termine riguarda i cambiamenti biologici della gravidanza, mentre il secondo termine, coniato dallo stesso Racamier, riguarda l’elaborazione mentale di questi cambiamenti. La maternalità costituisce un processo fondamentale, in cui si impone di non sottovalutare la preparazione psicologica ad un evento tanto importante.
Parimenti, il padre in attesa vive a sua volta dei cambiamenti che non riguardano solamente l’ambito sociale, ma anche quello intrapsichico. La paternalità riguarda la percezione emotiva della paternità.
Vi è dunque una sorta di parallelismo tra il vissuto di maternalità e quello di paternalità, i quali, insieme, costituiscono la genitorialità.
Il bambino si inserisce nella dinamica relazionale che già intercorre tra i genitori, e si sviluppa in questo contesto.


Donne straniere e IVG

I dati ufficiali più recenti a proposito delle donne straniere e dell’aborto sono quelli presentati lo scorso agosto in Parlamento e relativi al biennio 2009-2010, ma medici e associazioni sono convinti che siano già ampiamente superati.
I numeri parlano chiaro: sul totale delle interruzioni di gravidanza praticate nel nostro Paese, oltre il 33% dei casi riguarda immigrate (nel 1998 erano appena il 10%). Una cifra in progressivo, esponenziale aumento, a fronte della graduale diminuzione delle interruzioni di gravidanza tra le italiane. E si tratta solo dei dati ufficiali, al netto cioè degli aborti clandestini, sempre più diffusi grazie al fiorire del mercato illegale di farmaci abortivi e alla mancanza di informazioni da parte delle immigrate, che, in un caso su tre secondo la Società italiana di ostetricia e ginecologia, considerano l’interruzione di gravidanza alla stregua di un contraccettivo.
Alle origini dell’emergenza, il dramma della prostituzione e soprattutto le condizioni di vita e di lavoro non facili, che rendono difficile portare avanti una maternità. Non è un caso se la percentuale di aborti tra adolescenti (proprio come tra le donne italiane), è molto bassa: quasi la metà delle immigrate che vi ricorrono, anzi, sono coniugate e nel 43,8% dei casi con occupazione lavorativa, per lo più precaria, preoccupate che la gravidanza possa compromettere il loro status, e quello della loro famiglia, già di per sé incerto. Il resto lo fa la scarsa conoscenza della lingua e delle leggi italiane, che rende loro difficile anche il rapporto con il personale sanitario e con le istituzioni. Situazioni con cui ogni giorno si scontrano le centinaia di Centri di aiuto alla vita sparsi sul territorio nazionale, dove l’80% e più delle donne che si presentano chiedendo aiuto sono proprio straniere.
Qui i volti cambiano, ma le storie si ripetono: le immigrate arrivano spaesate, spezzate dall’idea di dover rifiutare la vita che portano in grembo e tuttavia certe che gli ostacoli economici siano insormontabili. Sono arrivate alla gravidanza quasi inconsapevolmente: conoscevano i metodi contraccettivi, ma non pensavano potesse succedere a loro. Alla scoperta della presenza di qualche sussidio, di associazioni di appoggio e di gruppi di immigrate pronte a sostenerle sono spesso pronte a cambiare idea e a portare avanti quella gravidanza tanto temuta.
Peccato che in tempi di crisi, quegli stessi sussidi stiano pericolosamente venendo meno, spingendo le straniere a scelte sempre più frettolose. Tra le più diffuse, quelle dei farmaci clandestini: pillole vendute online a basso prezzo per curare gastriti e ulcere e che assunte in caso di gravidanza provocano contrazioni uterine che espellono il feto, causando un aborto spontaneo con una buona percentuale di successo, ma anche con tanti possibili effetti indesiderati per la donna, molti dei quali fatali. La pratica sarebbe in uso soprattutto nelle comunità cinesi e indiane, dove peraltro starebbe prendendo piede un fenomeno altrettanto inquietante: quello degli aborti selettivi. La scelta, vale a dire, di eliminare il figlio nel caso si venga a scoprire che è femmina: eventualità “punita”, nei clan di provenienza proprio come nei Paesi d’origine, con violenze e soprusi.


Conclusioni

Essere madri non è solo dare la vita in senso biologico. E già questo sarebbe un grande miracolo che si rinnova ad ogni concepimento, gestazione e parto. Ma essere madri coinvolge e rigenera e ricrea tutti gli aspetti dell’esistenza della specie umana: la trasmissione del senso della vita, del perché si vive, la trasmissione della memoria della specie, la capacità di adattamento e di relazione, gli strumenti di comunicazione (la parola, la lingua materna …), la prima messa in moto delle capacità di riconoscere e gestire i sentimenti e di procurarsi i mezzi di sopravvivenza…
Essere madri è dare luce, calore, sicurezza, protezione, tenerezza.
Al fondo di tutto c’è un problema di “accoglienza” della maternità, del “dare vita”.
E questo dell’accoglienza verso la maternità è oggi un problema particolarmente grave poiché oggi il senso della vita si fonda sul possesso, sul danaro, sul successo individuale, sulla competizione di tutti contro tutti, sull’avere anziché sull’essere, fino a poter dire estremizzando un po’ che la società in cui si realizza oggi la maternità è dominata dalla tendenza a dare la morte piuttosto che la vita. Per cui le madri, costrette ad andare contro corrente per dare vita in senso pieno, si sentono un po’ straniere tutte e non solo quelle che vengono qui da paesi lontani.
Le madri sono coccolate, gli si danno sussidi e sostegni, ma sono poco più che contentini perché la loro vita si fa sempre più difficile.
Per noi che cerchiamo di aiutare le donne a proseguire nel loro percorso che è stato loro naturalmente, prima che culturalmente, affidato, appare chiaro che se sono sostenute soprattutto a livello umano, se non si trovano sole ad affrontare problemi che appaiono troppo grandi per loro, se vengono accompagnate alla ricerca dei mezzi per raggiungere l’autonomia e l’indipendenza, non solo economica e materiale, ma anche psicologica e morale, rivelano una forza e un’energia insospettabili. La maternità è un valore, il valore fondamentale della vita umana, al di là delle differenze etniche, culturali, e perfino temporali.
La donna ha il compito di difendere e di tramandare la vita, ieri, oggi e domani.
La vita … soprattutto.


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